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L’accessibilità dei siti web come fattore di ranking

Cosa troverai in questo articolo. Poiché ha a che fare con la User Experience e influenza molte metriche fondamentali quali frequenza di rimbalzo e tempo di permanenza sul sito, l’accessibilità è considerata un fattore indiretto di ranking. Garantirla è un preciso dovere per tutti i proprietari di siti web, disciplinato in Italia dalla Legge Stanca del 2004 e dalle successive integrazioni. Le azioni a favore dell’accessibilità comprendono sia la progettazione della struttura del sito e l’organizzazione dei testi, sia la cura di piccoli elementi del codice HTML che possono permettere a chi ha disabilità di fruire dei contenuti e dei servizi erogati con facilità.

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Una fra le cose più importanti e spesso sottovalutate dai webmaster è l’accessibilità dei siti web. Oltre a rappresentare una pratica inclusiva per chi ha disabilità o si trova in condizioni di svantaggio, questa permette a tutti, senza distinzioni, di godere di una esperienza di navigazione agile, soddisfacente e fruttuosa. Con benefici anche per la SEO: li scopriamo in questo articolo.

L’accessibilità incide davvero sul posizionamento?

Se parliamo di fattori di ranking in senso stretto, l’accessibilità dei siti web non figura nella lunghissima lista di elementi on- e offpage che incidono sull’ordine della SERP. Tuttavia, esiste una correlazione indiretta fra accessibilità, in quanto elemento imprescindibile della UX di un sito web, e SEO. Un’esperienza di navigazione insoddisfacente, con funzionalità limitate e mal progettate, si riflette inevitabilmente su metriche fondamentali quali tempo di permanenza, tasso di abbandono o tasso di conversione. E questi sì che sono fattori di ranking.

Cosa significa avere un sito “accessibile”

Non è sempre facile mediare gli interessi della SEO con le esigenze di creatività e design. Anzi, addirittura a volte sembra che non sia possibile soddisfare i requisiti dell’una senza deludere l’altra e viceversa. In verità, ci sono molti punti di contatto fra UX e SEO, unite proprio dal tema dell’accessibilità. Non tutti sanno che, in Italia, la materia dell’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili è disciplinata dalla legge Stanca del 2004 (e successive integrazioni), che la fonda su quattro criteri: siti e app devono essere percepibili, utilizzabili, comprensibili e solidi.

Ciò comporta una serie di accorgimenti generali fra cui l’impiego di caratteri più grandi, di sottotitoli nei video, di pulsanti cliccabili più grandi e l’adattamento di tutti i contenuti e funzionalità anche a chi utilizza lettori di schermo, assistenti vocali o altre tecnologie assistive. Come la legge Stanca, che prevede sanzioni amministrative fino al 5% del fatturato per chi manca di ottemperare ai requisiti di accessibilità, ve ne sono di simili in altri paesi del mondo (negli Stati Uniti, ad esempio, l’Americans with Disabilities Act). L’idea comune è quella di permettere a chiunque abbia disabilità gravi e permanenti, ma anche impedimenti temporanei, di fruire allo stesso modo dei contenuti e servizi forniti da un sito web.

Pensate anche solo a quando, in treno, vorreste vedere un video che è però privo di sottotitoli e, dunque, rinunciate a farlo per non disturbare gli altri viaggiatori. Quante sono le possibilità che torniate a cercare quel video, quella pagina (profilo social o sito web che sia) a ore di distanza, o anche solo che vi ricordiate di farlo sepolti sotto la valanga inarrestabile di stimoli dei media odierni? Ecco, se ribaltate la prospettiva indossando i panni del webmaster, vi è subito evidente come quello dell’accessibilità non sia un di più, un vezzo, ma un vero e proprio deterrente per l’afflusso di utenti al vostro sito web. Oltre che, crediamo, una misura di civiltà.

Accessibilità

Come migliorare l’accessibilità di un sito web

Un buon punto di partenza per migliorare l’accessibilità del proprio sito web è scegliere un CMS che consenta di modificare facilmente gli elementi cruciali per l’accessibilità, come gli alt text delle immagini: oltre a essere un importante fattore di posizionamento, gli alt text sono ciò che permette a chi usa software di conversione testo-audio di “vedere”, seppur in altro modo, i contenuti media. Anche la cura degli anchor text dei collegamenti ipertestuali è importante, perché un anchor text chiaro permette di disambiguare immediatamente la natura della pagina di destinazione.

In generale, comunque, è l’organizzazione logica dell’intero sito web a fare la parte del leone per quanto riguarda l’accessibilità: la struttura delle pagine, divise chiaramente fra header, barra di navigazione, corpo centrale e footer; l’uso di titoli e sottotitoli opportunamente redatti come H1, H2 etc.; la rilevanza e pertinenza delle voci presenti nei menù di navigazione e così via. Tutti questi sono elementi che permettono non solo a Googlebot di penetrare a fondo nella struttura del vostro sito e categorizzarlo nella maniera più corretta, premiandolo di conseguenza in SERP, ma a ciechi e ipovedenti di interagire con i vostri contenuti con la stessa naturalezza degli utenti senza disabilità.

Ma poiché accessibilità significa prendere in considerazione anche gli ostacoli socio-economici che potrebbero impedire o inficiare molto la corretta fruizione dei vostri contenuti, allora anche la velocità e performatività del vostro sito web rappresenta un’area su cui è necessario intervenire. Inoltre, W3C si occupa fra le altre cose di aggiornare le linee guida e le migliori pratiche per quanto riguarda l’accessibilità dei siti web: vi consigliamo di esplorare la sezione dedicata all’accessibilità sul loro sito per maggiori informazioni.

Coming soon:

La prossima settimana, sul blog di Seed, faremo il punto della situazione sull’IA di Google e sul futuro della ricerca. Tornate a leggerci per qualche pillola di Web Analytics!

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