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Errore 404

Cosa troverai in questo articolo. Sottovalutare l’importanza dei messaggi di errore e delle pagine 404 all’interno della UX di un sito web significa rischiare di compromettere le proprie possibilità di conversione e, prima ancora, di visibilità online. Gestire efficacemente i messaggi di errore, con un’accurata scelta di linguaggio, posizionamento e veste grafica e tramite la presentazione di percorsi di navigazione alternativi, significa evitare di generare una sensazione di frustrazione negli utenti e ridurre le possibilità di abbandono del sito. In questo modo, i vicoli ciechi di un sito web possono essere trasformati in vere e proprie opportunità di conversione.

Indice

Messaggi di errore e pagine 404: come gestirli

A causa di redirect scorretti, pagine eliminate, ma anche di errori di programmazione, è molto comune imbattersi in vicoli ciechi quando si naviga un sito web. Anziché accettare queste circostanze con fatalistica rassegnazione, è invece essenziale lavorare per trasformare gli errori in opportunità, facendo in mondo che l’utente non abbandoni la nostra pagina, ma trovi facilmente un percorso di navigazione alternativo e sempre rispondente alle sue necessità.

Lo scopo ultimo è, ovviamente, quello di migliorare l’esperienza degli utenti e non perdere potenziali conversioni. Nell’articolo di questa settimana affrontiamo proprio le strategie per ottimizzare i messaggi di errore e le pagine 404.

Messaggi di errore e “vicoli ciechi”: come impattano le conversioni?

Un messaggio di errore è un’interruzione nel flusso di navigazione dell’utente che serve a informarlo di una situazione critica verificatasi; in genere si presentano in quei momenti in cui è necessario l’intervento attivo da parte dell’utente sul sito, ad esempio durante la compilazione di un modulo. I vicoli ciechi corrispondono invece ai punti dove la navigazione finisce su un binario morto, dunque su una pagina che è stata rimossa e non correttamente reindirizzata (chiamata, in gergo tecnico, “pagina 404”).

Entrambi impattano le metriche di conversione e di coinvolgimento degli utenti nel senso che possono ingenerare in loro sentimenti di frustrazione, confusione o scoraggiamento, compromettendo in primis la fiducia che essi ripongono nel sito stesso. Ciò si traduce molto spesso in un aumento del tasso di abbandono e nella riduzione delle conversioni. Un’elevata frequenza di errori può inoltre costituire un segnale di ranking negativo, portando a una minore visibilità del dominio o della pagina in SERP.

Strada senza uscita

Le strategie CRO per i messaggi di errore

Quando parliamo di ottimizzazione dei messaggi di errore, parliamo soprattutto di fornire messaggi di errore chiari, utili e, soprattutto, orientati alla soluzione. I criteri da seguire nel loro design sono quindi principalmente tre:

  1. Visibilità: i messaggi di errore devono essere ben visibili e riconoscibili per gli utenti; ciò significa innanzitutto posizionarli vicino alla fonte dell’errore (ad esempio, all’etichetta che identifica il campo in cui è stata inserita un’informazione non corretta o non valida). Indicatori come il grassetto, il colore rosso, o riquadri ad alto contrasto sono tutte tecniche utili per guidare l’utente verso la correzione dell’errore. Un mix di indicatori è sempre la soluzione più funzionale e inclusiva nei confronti degli utenti con disabilità. Anche il tempismo è importante: far apparire i messaggi di errore troppo presto rischia infatti di infastidire o perlomeno confondere l’utente; un sistema “a semafori”, con un cerchio verde che compare, mentre l’utente digita, in corrispondenza dei criteri che sono stati da lui soddisfatti all’interno di una lista, è molto efficace e previene gli errori in punti del sito dove la possibilità di errori è molto alta (ad esempio quando l’utente deve impostare una nuova password);
  2. Comunicazione: il linguaggio scelto per i messaggi di errore deve essere sintetico, ma privo di tecnicismi non chiari alla totalità della propria utenza; allo stesso tempo deve chiarire esattamente quale sia il problema verificatosi (il generico “si è verificato un problema”, ad esempio, non offre sufficienti informazioni all’utente perché possa risolvere autonomamente tale problema). Contestualmente, si dovrebbero anche offrire soluzioni in maniera proattiva: ad esempio, se un oggetto del proprio negozio è esaurito, dando la possibilità all’utente di inserire un indirizzo email su cui ricevere la notifica di disponibilità del prodotto. È consigliabile evitare un tono ironico, che può facilmente trasformarsi in canzonatorio, oltre a stancare l’utente qualora l’errore venga visualizzato più volte;
  3. Efficienza: oltre a segnalare gli errori agli utenti, è consigliabile fornire loro strumenti per accelerare la correzione. Se è necessario apportare correzioni, è preferibile dare la possibilità all’utente di modificare quanto già inserito anziché resettare il modulo già compilato: ciò potrebbe infatti essere frustrante per lui e portarlo all’abbandono della pagina. Meglio ancora sarebbe prevenire del tutto la possibilità di errori – come quando Gmail vi suggerisce, tramite un pop-up, di allegare il documento che vi siete scordati di allegare, ma che avete menzionato nel testo dell’email; oppure in tutti quei siti dove viene offerto uno walkthrough dello strumento.
Strategia gestione pagine 404

Le strategie CRO per migliorare le pagine 404

Nonostante le pagine 404 siano a tutti gli effetti pagine di errore e sia sempre meglio preferire un redirect a un ‘Not Found’, è possibile sfruttarle per costruire la fiducia dell’utente nel proprio sito web, ma soprattutto intervenire su di esse affinché, da via di fuga, si trasformino in trampolini di lancio per altre sezioni del sito. Per mantenere gli utenti sul sito web anche quando raggiungono una pagina 404, è fondamentale personalizzare le pagine con un design accattivante e un messaggio amichevole, fornendo al contempo suggerimenti di navigazione alternative.

In effetti, molti dei consigli comunicativi che abbiamo dato per la gestione dei messaggi di errore possono essere applicati, con i dovuti adattamenti, anche alle pagine 404. Per quanto concerne il proseguimento della navigazione, si possono inserire in queste pagine blocchi di link alle pagine più popolari del sito, oppure promuovere contenuti correlati alla ricerca effettuata dall’utente. In alternativa, è possibile implementare una barra di ricerca per consentire agli utenti di ridefinire, restringere o modificare la propria ricerca all’interno del sito.

In questo modo sarà possibile mantenere gli utenti sulle proprie pagine, limitando il tasso di abbandono e aumentando di contro le possibilità di conversione.

Vicoli ciechi nella navigazione: come monitorare la situazione

Una volta implementate le strategie proposte, è importante continuare a monitorare le metriche relative al comportamento degli utenti: un tasso di abbandono anomalo individuato, tramite gli strumenti di Web Analytics, in corrispondenza di URL particolari sarà indice di problematiche nell’esperienza degli utenti su quelle pagine. Oltre a effettuare periodicamente scansioni del proprio sito web per individuare eventuali nuove pagine 404, sarà necessario revisionare il messaggio o la struttura della pagina finché la UX non si sarà allineata alle aspettative dei nostri utenti.

Coming soon:

La prossima settimana, sul blog di Seed, torniamo con un articolo dedicato alla nostra ricerca sull’adozione dell’ IA. Tornate a leggerci!

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