Logo Seed Bianco
Rebranding e SEO

Cosa troverai in questo articolo. Un rebranding prevede un cambiamento radicale nell’identità aziendale che, partendo da modifiche nel logo e nel nome, spesso coinvolge aspetti più strutturali come l’architettura delle informazioni all’interno di un sito web, con numerosi spostamenti, aggiornamenti e riorganizzazioni del contenuto. Per gestire al meglio un rebranding è dunque importante seguire le best practice valide per le migrazioni SEO per evitare perdite significative di visibilità e traffico. Grande attenzione va poi dedicata alla pianificazione dei contenuti, che accompagneranno gli utenti nella transizione dal vecchio al nuovo brand informandoli e rendendoli parte attiva di questo cambiamento.

Indice

La settimana scorsa abbiamo parlato di migrazioni e dei motivi che possono spingere a intraprenderne una. Fra questi abbiamo citato il rebranding, un’azione che può essere mossa da scopi differenti, ma che deve sempre essere pianificata nel dettaglio e con grande anticipo per evitare ripercussioni negative per la SEO. Vediamo dunque come gestire un rebranding aziendale in maniera SEO-compliant.

Redesign e rebranding sono la stessa cosa?

Spesso si tende a confondere il rebranding con il redesign di un sito. Invece, i due concetti non sempre coincidono: il redesign prevede la ristrutturazione dell’aspetto e degli elementi di navigazione di un sito di modo che servano in maniera migliore le necessità di UX e siano più in linea con le aspettative estetiche correnti; tutto questo però avviene senza che l’identità del marchio subisca modificazioni.

Al contrario, il rebranding rappresenta un cambiamento radicale dell’identità aziendale: a seconda di quanto è radicale, esso può interessare uno o più dei seguenti elementi: la palette di colori associata al marchio, il suo logo, il suo nome e di conseguenza anche il dominio web ad esso associato, gli slogan e naturalmente il contenuto pubblicato sulle pagine web. Un rebranding prevede dunque la (ri)definizione dell’identità e visione aziendale, oltre che del modo in cui viene comunicata agli utenti.

Quali possono essere le conseguenze di un rebranding per la SEO?

Un rebranding coinvolge diversi aspetti di un sito web, che vanno dall’architettura delle informazioni ai metadati che corredano le pagine e i loro contenuti multimediali. Ogni modifica strutturale avrà inevitabilmente un impatto sul ranking del sito web: per questo è importante, prima della migrazione, mappare accuratamente tutti gli URL esistenti e stabilire verso quali contenuti analoghi del nuovo sito reindirizzarli; in questo modo si eviteranno, anche nel caso di un cambio di dominio, perdite di traffico e PageRank: i redirect 301 consentono infatti di non ripartire da zero in termini di costruzione della propria autorevolezza sul web.

Per quanto riguarda il contenuto, invece, un rebranding può essere l’occasione per valutare cosa ha funzionato e cosa no in termini di impressioni, clic, frequenza di rimbalzo e così via: il cambio di contenuto, dunque, se preceduto da un’analisi accurata delle metriche citate, sarà un’occasione per aggiornare la propria proposta commerciale, anche in termini di comunicazione, e renderla più rilevante per gli utenti con inevitabili benefici dal punto di vista del ranking.

Per quanto concerne poi il cambio nel nome del brand, questo porterà inevitabilmente a perdite di traffico per le branded keyword legate al marchio precedente; con il tempo, però andranno naturalmente affermandosi le nuove branded keyword, quelle legate al nuovo marchio, bilanciando di fatto la situazione. È importante però affrontare la scelta del nuovo nome con attenzione: questo dovrebbe essere accattivante, facile da pronunciare, facile da ricordare e, soprattutto, facile da cercare sul web. Prima di decidere, è bene sempre fare una ricerca su Google per capire anche se esistano già, specialmente in zone geograficamente limitrofe, omonimi o varianti molto simili.

White paper speech bubble with inscription rebranding

Consigli per una buona gestione SEO di un rebranding

Come detto nel paragrafo precedente, un aggiornamento di contenuto consente nella gran parte dei casi di rendere il contenuto stesso ancora più rilevante, informativo e utile, oltre che in linea con la nuova identità aziendale. Una volta aggiornato ogni singolo contenuto, è possibile sottoporlo a Google manualmente per anticipare il momento della scansione della pagina da parte di Googlebot, con tutto ciò che ne consegue in termini di posizionamento.

Aggiornare i contenuti significa anche sistemare i vecchi link non funzionanti: eliminate quelli che portano a pagine 404, inseritene di nuovi che puntino a contenuti più aggiornati, eliminate le catene di redirect; in questo modo migliorerete la scansionabilità del vostro sito, con ottimi benefici per la visibilità. Di pari passo, ricordate di aggiornare i link verso il vostro sito contenuti all’interno delle vostre pagine social, delle directory e di qualunque fonte esterna di backlink a cui abbiate accesso.

Dal punto di vista della gestione tecnica e del monitoraggio, è importante occuparsi quanto prima dei necessari cambiamenti sulle piattaforme di Google. Su Search Console, in caso di una migrazione verso un nuovo dominio o sottodominio potete usare lo Strumento Cambio di indirizzo per comunicare a Google la modifica apportata e migrare i risultati della Ricerca dal vecchio al nuovo sito: trovate su questa pagina della guida di Search Console tutte le indicazioni necessarie, comprensive dei casi in cui NON si deve ricorrere allo Strumento Cambio di indirizzo. Anche Google Analytics va aggiornato inserendo nelle impostazioni il nuovo nome e URL del sito.

Prima del rebranding, è poi essenziale pianificare una strategia di contenuti che, attraverso una varietà di canali fra cui il blog del sito, le newsletter e i profili social, accompagni gradualmente i clienti “di ritorno” nel cambiamento. Non si tratta solo di non sconvolgere gli utenti con un makeover troppo repentino, ma anche di costruire il posizionamento SEO del nuovo brand: affiancando il vecchio e il nuovo nome in contenuti che spieghino le ragioni del cambiamento e illustrino le novità a venire si potrà cominciare a dare visibilità al nuovo brand, collegarlo al vecchio brand e spingere le ricerche in questo senso.

Soprattutto, non abbiate fretta di fare tutto insieme: a volte è meglio suddividere un grande cambiamento in pezzi più piccoli per evitare passi falsi, penalizzazioni, perdite di visibilità o di fiducia da parte degli utenti. Monitorare ogni fase del progetto, tenendo sott’occhio i redirect, gli errori 404 ma anche il posizionamento rispetto alle keyword più rilevanti è essenziale in egual misura.

Coming soon:

La prossima settimana, sul blog di Seed, parleremo di come migliorare la crawl depth su un sito web. Tornate a leggerci!

Facebook
Twitter
Pinterest
LinkedIn

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Blog

Articoli Correlati