Seed Connections: intervista a Greta Lomaestro
Proseguono anche in estate le Seed Connections, con una nuova intervista.
Oggi parliamo con Greta, consulente specializzata in contenuti digitali e amica di lunga data di Seed.
Greta Lomaestro
Esperta in Digital Marketing e Online Communication, laurea magistrale in Lingue e approccio umanistico applicato al marketing. Attiva dal 2010, ha lavorato in grandi agenzie e aziende di settori diversi. Oggi, come consulente freelance, affianca brand e imprese nella definizione di strategie digitali, con focus su content marketing, Digital PR, Social media e AI. Docente e speaker in corsi di formazione ed eventi di settore, è anche autrice del manuale “Strategia digitale per le PMI”.
Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?
“Probabilmente, capire chi sono e iniziare a comunicarlo nel modo giusto. Con l’avvento del digital negli ultimi 10-12 anni, l’attenzione è stata spostata moltissimo sui canali e sugli strumenti, togliendola al cuore del messaggio. Le aziende si sono concentrate troppo sul “dove” dire ciò che hanno da dire, perdendo poco alla volta il focus sul “cosa” e soprattutto sul “perché”.
Tornare a sottolineare chi siamo, cosa facciamo e perché diventa fondamentale, in un ecosistema in cui la comunicazione è sempre più orizzontale e il feedback di clienti e utenti è spesso pubblico e immediato.
Le imprese devono puntare su serietà, trasparenza e autorevolezza, sulla forza del proprio brand. E poi, da lì, capire come comunicare e su quali canali; non il contrario“.
AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?
“Da libera professionista che si occupa principalmente di strategia digitale e contenuti, trovo che l’uso più concreto e utile dell’AI nel mio quotidiano sia la possibilità di brainstorming in tempo reale su qualsiasi argomento. Ben inteso, so che non è come confrontarsi con un pari “umano”, ma nella solitudine del freelance è spesso un ottimo modo per capire se le proprie idee sono solide, se quel titolo così creativo è davvero creativo o è una schifezza, se ci sono più direzioni per interpretare un brief rispetto a quella che si percorrendo.
L’essenziale è partire da un prompt corretto che metta l’assistente AI nel giusto mindset: abolire l’effetto sicofante e farne un vero partner critico, attraverso il quale farsi challange da soli“.
Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?
“Da persona ansiosa che lotta spesso con to-do list irrealistiche e con la volontà (spoiler: impossibile) di fare contenti tutti i clienti nello stesso momento, direi un assistente AI capace di prioritizzare il lavoro tenendo conto di più variabili umane.
Come mi sento oggi, qual è il mio livello di energia, su quali clienti devo assolutamente lavorare perché ho scadenze importanti o perché voglio essere più presente del solito con loro dato che stanno vivendo un periodo particolarmente stressante.
Non un mero Notion con un elenco di task e coefficienti matematici, ma un task-manager empatico e intelligente, che mi tolga almeno una parte del carico mentale dell’organizzazione del lavoro“.
Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?
“Dire che i giovani sanno padroneggiare bene l’AI in quanto giovani e nativamente utilizzatori della stessa mi sembra assurdo come quando, 10 anni fa, si diceva che erano tutti potenziali Social Media Manager perché nati con uno smartphone in mano e un profilo Instagram attivo… Si può essere utenti e fruitori costanti di uno strumento senza per questo conoscerne le logiche e saperne fare un uso professionale.
Ai giovani dico: non pensate che il vostro essere nativi digitali e AI-native basti. Dovete comunque studiare, cose diverse da quelle studiate dalle generazioni precedenti, ma formarvi, tenervi aggiornati, cercare di eccellere in ciò che fate, non fare solo il compitino.
La skill umana insostituibile è la visione d’insieme. Chi si ferma a fare solo il proprio “pezzettino” è perduto, oggi più che mai. Comprendere il quadro generale è l’unico modo per non essere sostituiti da qualcuno – o qualcosa – che sa comunque fare quel pezzettino meglio o più velocemente di voi.
Vorrei che il concetto stesso di competenza non venisse banalizzato, non fosse ridotto a uno sterile “saper produrre X”: essere competenti non significa solo fare qualcosa decentemente e in fretta, ma sapere perché lo si fa e anche saper spiegare a qualcun altro come farlo. Trasmettere valore e conoscenza“.
Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?
“Il coraggio di cambiare spesso ambiente, rimanendo però fedele a me stessa. Cambiare prospettiva senza cambiare nell’animo, insomma.
Ho visto diverse realtà lavorative, ottenendo sì un CV frammentato (che a volte mi è stato fatto pesare) ma anche un bagaglio eterogeneo di conoscenze e una ricca rete di contatti umani, dal mondo frenetico dell’agenzia a quello più strutturato dell’azienda, in tanti settori differenti.
Non mi sono mai venduta per ciò che non sono, anche perché sono troppo insicura per farlo, e ho lavorato sui miei limiti cercando di smussare gli angoli e imparare non solo a “fare” meglio ma anche ad “essere” meglio, grazie ai consigli di tanti professionisti favolosi con cui ho avuto la fortuna di condividere parte del cammino.
Sempre tenendo al centro la parola e il testo scritto, che sono la mia cifra da sempre: scrivere è l’attività che amo di più al mondo. Oggi metto questo background a frutto nel mio lavoro, cercando ogni giorno di fare sempre del mio meglio e di costruire con i clienti rapporti professionali che siano anche umani“.



