Seed Connections: intervista a Beatrice Gobbi
Tornano le nostre Seed “Connections” con un focus sull’e-commerce a livello internazionale.
Con Beatrice Gobbi abbiamo riflettuto sull’AI, sulle sfide che le imprese affronteranno nel 2026 e sulle skill umane insostituibili.
Beatrice Gobbi
Beatrice Gobbi è una giovane professionista dalle competenze già solide nel mondo del commercio elettronico internazionale, oggi e-commerce Manager presso Aosom Italy dopo un percorso di crescita interna come eCommerce Specialist. Ha maturato esperienze in sales management, logistica e service desk, oltre che in comunicazione e marketing in contesti interculturali. Laureata con lode in Language and Management to China e con un Master in Global Marketing, unisce competenze digitali, visione globale e una solida conoscenza della lingua cinese, distinguendosi per dinamismo e orientamento ai risultati.
Andiamo già con la mente al 2026: quale pensi sarà la priorità più grande per le imprese?
“Parto da noi: la nostra sfida come azienda sarà mantenere e dare importanza al sito web proprietario in un mondo dove i marketplace diventano sempre più importanti. E anche mantenere l’importanza del brand, per creare fedeltà e non frammentarla sui canali.
In generale, per tutto il mondo delle imprese, sarà cavalcare l’onda dell’AI cercando di sfruttarla al meglio, di essere tra i primi a cogliere certi aspetti e non farsi trovare impreparati. Ci saranno enormi cambiamenti ma, appunto, ciò che non verrà mai meno è la forza del marchio: l’identità di marca deve essere forte, anche nell’epoca degli acquisti tramite AI. Non bisogna solo capire come emergere nei tool AI ma, soprattutto, far sì che l’utente ci scelga e continui a sceglierci“.
AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?
“In azienda lo stiamo usando per la creazione di contenuti, che poi revisioniamo, e anche per la generazione di immagini. Ma sarebbe utile anche per le analisi, per capire come dirigere meglio gli investimenti del marketing: sono azioni ad alto budget e sarebbe intelligente capire come efficientare i marketing plan, ridurre sprechi e massimizzare il ROI, anche in ottica previsionale e tenendo conto che, a tendere, i paid media andranno a valere sempre meno“.
Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?
“Sempre un uso legato ai dati. Ad oggi non abbiamo modo di raccogliere in modo semplice e puntuale i dati, abbiamo delle dashboard dalla casa madre ma a volte sono complesse da interpretare. Sarebbe utile avere una AI che controlla dati e genera dashboard efficaci, con insights immediatamente azionabili“.
Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?
“Da ventisettenne, posso dire che certamente l’AI va usata e va usata bene, è potente e utile ma solo se la si sa utilizzare con cognizione di causa. La skill umana che non potrà mai essere replicata davvero è l’empatia: l’AI la imita soltanto ma, ad oggi, solo l’essere umano può essere dotato di reale intelligenza emotiva“.
Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?
“Per me la scelta è stata AOSOM. Fin dalle scuole superiori, mi sono indirizzata verso le lingue straniere e la lingua cinese, in particolare. Il primo salto è stato trasferirmi di città e poi il secondo salto è stato cambiare completamente mansione, passando dal mondo B2B alla gestione di un e-commerce che è al contempo B2B e B2C. I cambiamenti sono sempre “spaventosi” ma costituiscono anche una sfida che ci fornisce una direzione e, spesso, contribuisce a darci un’identità come professionisti“.



