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Seed Connections: intervista a Deborah Bicego

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Torna il format Seed “Connections” con una professionista specializzata in Analytics… ma anche nel meraviglioso mondo della moda!

Con Deborah Bicego abbiamo parlato di AI e Marketing, ma anche di come coniugare analisi dei dati e creatività.

Immagine di Deborah Bicego
Deborah Bicego

Con 7 anni di esperienza come Web Analytics Specialist e 3 anni nel settore moda, Deborah ha collaborato con team di store management e buying per fornire analisi approfondite sulle performance delle collezioni, ottimizzando strategie e-commerce e supportando decisioni data-driven. Ha lavorato per brand iconici del mondo fashion, sviluppando report personalizzati per stakeholder diversi, realizzando dashboard su misura e garantendo un monitoraggio efficace degli asset digitali. Attualmente lavora principalmente nell’ambito CRO e UX nel settore del lusso, concentrandosi sull’ottimizzazione dell’esperienza utente e sulla valorizzazione del comportamento dei consumatori attraverso l’analisi dei dati.
Parallelamente, il suo progetto personale Fashion Intel Studio si configura come un vero e proprio laboratorio visivo dedicato all’osservazione e all’analisi dei microtrend moda: attraverso moodboard, palette cromatiche e contenuti visivi, questo work in progress unisce il rigore dell’analisi dati alla passione per il fashion design e la cultura urbana, esplorando segnali emergenti e nuove forme di espressione stilistica nel panorama contemporaneo, trasformando insight e microtrend in capsule narrative capaci di interpretare i bisogni emergenti e i nuovi linguaggi estetici.

Andiamo già con la mente al 2026: quale pensi sarà la priorità più grande per le imprese?

Credo che la vera priorità sarà bilanciare l’aspetto tecnologico con quello umano. Siamo in un momento in cui l’automazione può fare praticamente tutto, ma il rischio è quello di lasciare tutto in balia della macchina e perdere il contatto con le persone. Le aziende dovranno imparare a usare dati e AI non solo per vendere di più, ma per capire meglio le persone, ascoltarle davvero e costruire relazioni che abbiano senso anche fuori dalle logiche di performance“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

Per me l’AI è diventata una specie di alleata per potenziare la mia capacità analitica. Io parto sempre dalla struttura: penso a come impostare l’analisi, raccolgo i dati, li interpreto per poi passarli al tool di intelligenza artificiale per capire come posso migliorare l’approccio o se ci sono insight nascosti che magari mi sono sfuggiti. 
In pratica, la uso come un “cervello extra” che mi aiuta a vedere cose che non avevo notato, e a velocizzare la parte più tecnica. Nel mio settore, poi, l’AI ha un potenziale enorme, anche perché ormai molti tool di analisi integrano già funzioni intelligenti che semplificano la vita di noi poveri Analyst“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

Dal punto di vista professionale, gli farei monitorare giornalmente le performance dei nostri canali digitali per tirare fuori gli insight più utili della giornata. Nello specifico mi piacerebbe sapere cosa sta funzionando e cosa no, ad esempio se lato comportamento utenti si evince un trend interessante da tenere d’occhio. Questo mi farebbe risparmiare tempo nell’attività più noiosa, così potrei concentrarmi di più sull’interpretazione e sulle decisioni strategiche, che è la parte che davvero mi appassiona. Dal punto di vista personale invece… gli farei scegliere il mio outfit della giornata, sulla base del mio umore e degli eventi! Se poi riuscisse a farlo in modo preciso basato sul mio armadio e con stile sarebbe l’assistente perfetto“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

Direi innanzitutto di non fare affidamento solo sull’AI: nel 100% dei casi, l’output ha sempre bisogno di un controllo umano. Una mia amica insegna in un liceo e mi raccontava che sono molti gli studenti che chiedono a ChatGPT di scrivere per loro temi e tesine… peccato che poi li consegnino così come sono: pieni di termini fuori contesto o frasi ridondanti. È l’esempio perfetto di quanto questi tool possano essere “pericolosi” se usati senza criterio.  

L’AI è uno strumento potentissimo, utile per ampliare la visione e accelerare certi processi, ma va guidata con attenzione, competenza e consapevolezza. Non bisogna mai perdere il lato umano: la curiosità, la voglia di mettersi in discussione e di sfidare il tool, verificando sempre le informazioni. E poi, sembra banale ma non lo è, saper scrivere il prompt giusto è già una skill. È lì che si vede chi guida l’AI, e chi invece si lascia guidare da lei“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

Probabilmente scegliere di unire due mondi che all’inizio sembravano distanti: l’analisi dei dati e la creatività. Per anni ho sentito dire che chi lavora con i numeri deve restare “tecnico”, ma io ho sempre pensato che anche dietro i dati ci sia una storia da raccontare. Trovare un modo per dare un senso umano ai numeri, capire cosa dicono davvero sulle persone, non solo sulle performance è stata la scelta più coraggiosa ma anche la più naturale, soprattutto da far accettare. Ed è quella che oggi mi permette di lavorare con più consapevolezza e visione“.

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