Seed Connections: intervista a Elena Bianco
Seed Connections ospita questa settimana una professionista che nasce nel product design e si specializza poi in UX/UI digitale.
Con Elena Bianco parliamo di AI, human-centricity ed empatia.
Elena Bianco
Con una formazione internazionale nell’ambito del design, Elena Bianco vanta un’esperienza pluriennale che parte dal Product Design e prosegue nel mondo digitale, con un focus su UI e UX per piattaforme digitali complesse.
Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?
“Le aziende devono imparare ad agire in un’ottica migliorativa e innovare guardandosi intorno.
Ad esempio, l’AI va integrata in modo consapevole. L’errore più grande è ignorare le innovazioni: bisogna capire il modo migliore di utilizzare le nuove tecnologie, in modo specifico e personalizzato per la propria azienda, cogliendo segnali dal mercato“.
AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?
“Nel team di design, la usiamo per velocizzare la creazione di immagini e icone, per ricevere consigli su schermate o feedback su idee che abbiamo avuto. Ovviamente, tutto va poi arricchito e sviluppato per mettere al centro l’utente, in modo che la sua esperienza sia la più accessibile e comprensibile possibile. Dobbiamo necessariamente essere human-centered, dato che creiamo qualcosa che viene fruito dalle persone. L’AI è a tutti gli effetti un copilota, un accompagnamento.
Ma continuiamo in modo molto approfondito a fare benchmark a mano: sulla ricerca e l’analisi trovo che l’occhio umano faccia ancora la differenza, il designer e il progettista sono più accurati dell’AI. “.
Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?
“Sarebbe bello avere un supporto specialistico per il mio ruolo di UX designer: vorrei un tool che raccoglie dati sugli utenti, per iniziare a progettare qualcosa da zero avendo come base di partenza un dataset di ciò che l’utente ama e cosa no, capire cosa l’utente vede prima in pagina, cosa clicca… così da iniziare con la progettazione con un supporto alla ricerca manuale“.
Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?
“Secondo me i giovani e giovanissimi, oggi, sanno già usare l’AI e lo fanno quotidianamente ma, forse, bisogna imparare a usarla bene, senza eccessi e nell’ottica di ottenere risultati ottimali.
La skill insostituibile è l’empatia: nel mio lavoro, ad esempio, per progettare un’esperienza utente efficace devi conoscere le persone, il tuo target, che può essere molto ampio, in una banca ad esempio entrano sia il giovanissimo al primo conto corrente sia l’anziano che fatica ad avere a che fare con l’home-banking.
In questo senso l’empatia nella UX significa rispondere alle esigenze di tutti gli utenti, anche in senso di accessibilità e progettare con coscienza. Ed è per questo che analizziamo i messaggi di feedback per capire se ci vengono segnalati processi poco chiari: anche se solo il 2% si blocca in un punto, bisogna ragionarci e migliorare“.
Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?
“Sono laureata in product design, progettavo oggetti fisici. Poi ho capito che non mi soddisfaceva perché volevo un lavoro più strategico, per declinare il design su qualcosa di più digitale.
Mi sembra più tangibile, paradossalmente, progettare la UX digitale che non un prodotto reale, mi sento più vicina all’utente!“.


