Seed Connections: intervista a Luca Ferracuti
Seconda voce dal team Seed per le nostre interviste: dopo il punto di vista SEO di Pierluigi Tosto, oggi sentiamo la prospettiva Analytics di Luca Ferracuti.
Bentornati su “Seed Connections”, parliamo di dati ed AI!
Luca Ferracuti
Analytics Manager con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle agenzie digital. Fin dall'inizio della carriera ho affrontato sfide complesse nel mondo delle analisi web lavorando principalmente su progetti per clienti internazionali. Il mio percorso professionale mi ha permesso di gestire l'intero ciclo delle web analytics, partendo dalla raccolta del dato fino all'esecuzione di analisi approfondite.
Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?
“La priorità del prossimo futuro è riuscire a operare in un contesto di instabilità e innovazione.
Ci sono stati eventi globali che hanno impattato il modo in cui le aziende fanno business, a partire dal Covid, quando le aziende hanno spostato gran parte dell’operatività online. In quel momento è stato evidente che le imprese già digitalizzate erano più avvantaggiate mentre molti sono rimasti indietro.
Oppure fattori geopolitici come la guerra in Ucraina, basti pensare che alcuni brand sono usciti dal mercato russo nel giro di poche settimane, interrompendo rapporti commerciali con notevoli conseguenze economiche. Lo stesso accade oggi con la nuova incertezza data dal conflitto mediorientale: aumento dei prezzi, picchi di costo delle materie prime e dell’energia etc.
E poi c’è l’AI, che sta cambiando tutto lo scenario digitale e si configura come un vantaggio competitivo per chi riesce a padroneggiarla: l’AI livella la base, non importa più chi fosse già digitalizzato prima sui canali digitali “tradizionali”. Certo, saranno comunque avvantaggiati ma ripartiamo daccapo, perché è una cosa nuova.
In sostanza, sarà importante avere capacità di adattamento, essere pronti a cambiare rapidamente e diversificare mercati e canali, prendendo decisioni in divenire“.
AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?
“Nel mio lavoro la utilizzo spesso per supportare l’implementazione tecnica, ad esempio verificare o scrivere da zero snippet di codice javascript o altri linguaggi di programmazione per il tracciamento.
È fondamentale perché, rispetto a prima, mi aiuta a controllare più velocemente la qualità delle implementazioni e a verificare che il tracciamento sia il più accurato possibile. Al giorno d’oggi, avere un tracciamento perfettamente funzionante è ancora più importante: se diamo dati sbagliati in pasto all’AI, l’AI li prenderà per buoni, così come li riceve.
Un secondo utilizzo che ne faccio è per velocizzare il processo di analisi: prima per arrivare a un insight servivano tante estrazioni e manipolazioni di dati su fogli di calcolo, controlli, report manuali, passibili di errori di trascrizione e molto time-consuming. Ora tutti questi passaggi possono essere automatizzati, eliminando l’errore umano.
Avendoci lavorato tanto, mi sono reso conto che il margine d’errore della macchina è molto basso. Ma sfatiamo il mito dell’AI che sostituisce l’analisi umana, non è così: raccoglie dati e li lavora ma non riesce a contestualizzare perfettamente le logiche di ogni settore né ad interpretarli. Ti mette velocemente davanti a un dato, che tu, operatore umano, puoi interpretare e tradurre in azioni.
Qui la figura umana, almeno ad ora, è ancora fondamentale“.
Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?
“Mi piacerebbe chiedere al mio AI Assistant personale di trovare ogni giorno almeno un insight interessante nei dati di ciascun cliente che seguiamo. Difficile per l’operatore umano approfondire cosa succede ogni giorno su ogni progetto, ma con l’AI si può fare. Non le anomalie, già coperte dagli alert, ma pattern e comportamenti degli utenti rilevanti da approfondire.
Una seconda funzione potrebbe essere collegare automaticamente i cambiamenti dei dati sulla base degli eventi esterni: aggiornamenti di piattaforme, stagionalità, cambiamenti delle campagne dei clienti, campagne dei competitor, cambiamenti di mercato… tutte cose a metà tra mondo fisico e mondo digitale, che è difficile sapere e che, quindi, non si collegano direttamente ai dati“.
Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?
“Confesso che all’inizio ero scettico sull’AI… ma poi mi sono ricreduto.
Per il mondo del lavoro in generale, penso che i tagli al personale che stanno avvenendo facciano capire una realtà scomoda ma incontrovertibile: oggi servono meno operatori umani per fare lo stesso task.
Ai giovani Web Analyst che iniziano ora direi che padroneggiare l’AI è parte integrante della cassetta degli attrezzi di un professionista.
Se da un lato c’è una velocizzazione del lavoro più ripetitivo, bisogna sapersi concentrare sugli aspetti più strategici: mantenere il ragionamento umano, comprendere la logica e il contesto, prendere decisioni ragionate.
Piccolo monito in più: l’AI di fatto, anche se compie errori, ti dà meno modo di sbagliare, che è bene ma non sempre. Bisogna continuare a permettersi ogni tanto di fallire per poter imparare da quell’errore“.
Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?
“Sicuramente lasciare la mia città e trasferirmi a 600km di distanza, lontano da famiglia e amici. Ma lo rifarei altre mille volte perché mi ha permesso di iniziare e sviluppare la mia carriera in aziende di alto livello, circondato da persone di grande esperienza, che mi hanno regalato tanti momenti di apprendimento, a volte anche semplicemente durante una pausa caffè.
Ho costruito così le basi delle mie competenze, ho capito come funzionano i progetti e quali processi ci sono dietro i grandi brand. Poi ho consolidato il mio know-how lavorando su marchi internazionali, così da muovermi ora su progetti complessi.
Oggi sto cercando di mettere a frutto tutto ciò che ho imparato, per diventare un punto di riferimento per l’agenzia lato Analytics e aiutare il team a prendere decisioni basate sui dati, rimanendo sempre aggiornato sulle novità di settore, che non sono poche“.


