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Seed Connections: intervista a Marika Gillardo

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Nuova settimana, nuova intervista: Seed Connections passa il microfono a Marika Gillardo. 

Con lei parliamo di come anticipare le esigenze del mercato, come usare l’AI in modo strategico e perché è essenziale essere coscienti della separazione tra pensiero umano e “pensiero” della macchina.

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Marika Gillardo

Responsabile Marketing e Comunicazione con pluriennale esperienza nella strategia aziendale e di business unit, all’interno di un gruppo di società appartenenti a una holding quotata in borsa. Comprovata esperienza anche in relazioni con gli investitori, integrazione aziendale e progetti di comunicazione relativi a fusioni e acquisizioni, sviluppata in stretta collaborazione con i team di Finanza, Relazioni con gli investitori e Risorse umane.

Marika guida un team di persone, anche da remoto, garantendo l'allineamento tra i vari reparti e mercati. Ha guidato progetti di trasformazione digitale nei settori dei trasporti e della catena di fornitura, lavorando a stretto contatto con i reparti IT, Operazioni e Logistica per integrare soluzioni innovative quali sistemi ERP, tecnologie IoT e piattaforme basate su cloud, migliorando l'efficienza operativa e la tracciabilità dei processi.

Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?

“Penso che la parola chiave sia anticipo. In un mercato che corre, vince chi offre soluzioni prima ancora che nasca l’esigenza. Ma la vera priorità resta il lato umano: meno standardizzazione, più cura del dettaglio. Nel 2026, la semplicità e il rapporto diretto con il cliente sono il vero vantaggio competitivo“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

“Nel nostro settore, dedicato alla digitalizzazione della logistica e del trasporto, l’AI non è un elemento isolato ma un vero e proprio add-on strategico che potenzia tutto ciò che facciamo. A mio avviso, l’uso più utile risiede nell’equilibrio tra automazione e analisi intelligente: usiamo l’intelligenza artificiale per raccogliere ed elaborare dati a una velocità impensabile fino a poco tempo fa. Questo non serve solo a ‘fare prima’, ma a ridurre drasticamente il carico di lavoro operativo e ripetitivo,
permettendo al team di spostare il focus su attività molto più strategiche e creative.

Concretamente, l’efficacia maggiore l’abbiamo vista nell’integrazione dell’AI
generativa per la comunicazione. Ci permette di prendere concetti tecnici o articolati e ‘tradurli’ in contenuti di valore che arrivano dritti al punto. È uno strumento che amplifica la nostra capacità di produrre, ma la direzione resta sempre umana: l’AI mette la velocità e la sintesi, noi ci mettiamo la strategia e l’empatia. È questo mix che oggi trasforma un normale processo di marketing in un vero caso di successo“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

“Se potessi delegare una sola cosa, gli affiderei senza dubbio la regia della mia giornata. Vorrei un assistente AI capace di mappare tutte le mie attività e
organizzarle secondo un criterio di priorità che gli do: distinguere ciò che è urgente da ciò che è davvero prioritario, eliminando i tempi morti e i micro-task che spezzano il ritmo. In pratica, vorrei che l’AI facesse ‘ordine nel caos’ dei to-do quotidiani, permettendomi di seguire un flusso di lavoro logico e senza stress. Il vero obiettivo di questa delega, però, non è solo la produttività fine a se stessa, ma il recupero del fattore umano.

Togliendomi di dosso una parte della gestione operativa, potrei
dedicare quel tempo alla cosa che conta di più: il mio team. Vorrei avere più spazio per parlare con le persone che gestisco, ascoltare le loro necessità, intercettare criticità sul nascere e risolvere i problemi insieme. Il miglior uso che possiamo fare dell’AI è lasciare a lei la logica, per riprenderci noi l’empatia e la strategia“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

“Ai giovani che si affacciano oggi nel mondo del lavoro dico: l’AI è un copilota, non il comandante della vostra nave. Credo sia importante e fondamentale mantenere il proprio pensiero critico, senza rischiare di farsi travolgere dall’uso passivo dei chatbot. Leggere, conoscere, imparare ma soprattutto essere curiosi e creativi resterà un grande elemento distintivo che potenzierà il valore del singolo.

Un altro punto importante a mio avviso è il confine tra uomo e macchina. Non possiamo dimenticarci che dietro gli strumenti di AI ci sono calcoli, non emozioni. Il supporto umano resta insostituibile, così come la tutela della propria privacy: ogni dato che condividiamo istruisce un sistema, quindi massima attenzione a cosa regaliamo alla rete, e soprattutto non dimenticarsi della bellezza di essere emotivamente umani“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

Non credo ci sia stata una singola scelta ‘coraggiosa’, ma piuttosto una serie di decisioni e scommesse fatte con costanza. Aver creduto in un progetto, l’azienda in cui lavoro, Circle Group, che mi vede a bordo da quasi nove anni. In un mondo che corre e cambia pelle ogni giorno, scegliere di restare e costruire anche quando ci sono delle difficoltà, quando c’è una grande pressione di stress è comunque una decisione che definisce il tuo percorso.

Mi sono messa in gioco tantissime volte, accettando sfide e responsabilità senza avere sempre un’idea chiara di dove stessi andando, ma con la voglia di provarci e di mettermi in gioco. Se oggi guardo al mio
percorso con felicità è perché ho avuto la fortuna di incontrare persone, dalla mia famiglia ai colleghi, che hanno scommesso su di me prima ancora che lo facessi io.

Mi hanno incentivata e dato fiducia, aiutandomi a crescere un passo alla volta. È proprio questo l’aspetto umano che, secondo me, nessuna tecnologia potrà mai sostituire: la fiducia in se stessi non è un output che può generare una macchina.

L’AI può ridurci il margine di errore e farci da paracadute, ma il coraggio di saltare resta una prerogativa tutta nostra“.

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