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Seed Connections: intervista a Matilde Menichetti

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Da qualche tempo le interviste del format Seed Connections danno spazio anche alle voci interne dell’agenzia.

Oggi parliamo con la nostra Operations Manager Matilde Menichetti: di brand, organizzazione e capacità di usare l’AI con “testa”.

Immagine di Matilde Menichetti
Matilde Menichetti

Specializzata in Web Marketing, Matilde Menichetti lavora nel campo della SEO dal 2012, sviluppando strategie orientate ai dati per migliorare visibilità, performance e posizionamento online.

Collabora con grandi clienti internazionali di diversi settori, supportandoli nella crescita e nell’ottimizzazione della presenza digitale.

Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?

“Se dovessi sceglierne una sola, direi la cura del brand. E non intendo il logo o il tono di voce, ma l’insieme di valori e comportamenti che un’azienda mette in campo ogni giorno: nei prodotti, nella comunicazione e nel modo in cui tratta le persone.

Oggi, competenze e strumenti si sono livellati (bene o male abbiamo tutti accesso alle stesse tecnologie e agli stessi dati) quindi a fare la differenza è la fiducia che riesci a costruire nel tempo. E la fiducia nasce dall’ascolto: raccogliere il feedback dei clienti
in modo continuo, non solo quando nasce un problema, e trasformarlo in scelte concrete.

C’è poi un tema che quest’anno diventa cruciale: la visibilità dentro le risposte degli assistenti AI e degli LLM. Vedo molte aziende cercare scorciatoie per farsi associare a certi valori dagli algoritmi senza lavorarci davvero a 360 gradi. È un errore che si paga: un LLM, esattamente come una persona, alla fine restituisce ciò che un’azienda è davvero, non quello che vorrebbe sembrare“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

“Nel nostro lavoro l’AI dà il meglio su due cose: macinare grandi volumi di dati e velocizzare i compiti ripetitivi.

La usiamo per analizzare dataset SEO complessi, scovando pattern e anomalie che a occhio richiederebbero giorni, o per automatizzare reportistica e analisi di routine. Questo ci libera tempo prezioso per il
ragionamento strategico vero e proprio.

Il controllo umano resta però imprescindibile: l’AI ci aiuta a lavorare più in fretta e su volumi più grandi, ma la validazione finale, capire se un’anomalia ha senso nel contesto del cliente, se un’automazione sta davvero producendo l’output giusto, deve restare nostra. Non ci fidiamo di un output se non lo abbiamo verificato“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

“Gli affiderei la gestione della mia to-do list, tra lavoro e vita privata, e un rapido recap a fine giornata: cosa ho chiuso, dove sono arrivata con i vari progetti e cosa slitta a domani.

Passo le giornate a organizzare processi e scadenze per gli altri, quindi fa quasi sorridere che il primo ambito dove vorrei un aiuto sia la mia agenda!

Un assistente che tenesse insieme impegni di lavoro e scadenze personali mi restituirebbe qualcosa che va oltre il tempo: un po’ di energia mentale in più per le cose che contano davvero, dentro e fuori dall’ufficio“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

“Consiglio sempre una cosa: prima di usare l’AI per automatizzare un’attività, bisogna imparare a farla a mano. Se non sai analizzare un dato grezzo, scovare un errore in un crawl o capire perché un testo funziona, rischi di prendere per buono qualsiasi output.

Nella SEO, e non solo, questo errore costa caro. L’AI va usata come un acceleratore, non come il pilota automatico: potenzia chi sa già cosa sta cercando, ma non sostituisce la comprensione del mestiere. La skill umana imbattibile resta il pensiero critico applicato al contesto: guardare un dato o una strategia e chiedersi
‘ma ha davvero senso per questo cliente, oggi?’.

Nessuno strumento può porsi questa domanda al posto nostro“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

“Senza dubbio mollare tutto e cambiare strada nel 2012. Studiavo infermieristica, ma a un certo punto ho dovuto ammettere a me stessa che non era la mia strada, nonostante il tempo e la fatica investiti.

Lasciare quelle certezze per lanciarmi nel digitale e nella SEO, un mondo che all’epoca conoscevo appena, significava ricominciare da zero. Ho investito di nuovo in studio e tanta pratica per entrare in un settore che in Italia muoveva i primi passi e che oggi è diventato il mio lavoro.

A posteriori, il vero coraggio non è stato solo cambiare, ma ascoltarmi anche quando andava contro una scelta già fatta, scommettere su una passione e darmi il tempo di costruire una nuova strada, un passo alla volta“.

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