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Seed Connections: intervista a Matteo Malfatto

Ospite di oggi a Seed “Connections” è un esperto di digital e e-commerce dalla formazione internazionale.

Matteo Malfatto ci ha raccontato il suo punto di vista sull’AI come strumento e su quanto sia la mentalità – di persone e aziende – a fare la differenza.

Immagine di Matteo Malfatto
Matteo Malfatto

Con una solida formazione nel mondo e-commerce e nel digital marketing, Matteo Malfatto ha gestito con successo siti e-commerce proprietari e account Amazon Vendor e Seller, su vari mercati europei e americani, dalla pianificazione all'implementazione, coordinando risorse interne ed esterne.

Ha implementato strategie di marketing automation e e-mail marketing per ottimizzare le campagne, oltre a possedere competenze avanzate in analisi e reportistica, utilizzando strumenti come Data Studio e Google Analytics. Ha integrato i principali strumenti AI per la creazione contenuti e l'analisi dei KPI nel suo lavoro quotidiano.

Andiamo già con la mente al 2026: quale pensi sarà la priorità più grande per le imprese?

Plasticità di pensiero, cioè apertura mentale verso qualsiasi trend di interesse per i clienti ma anche verso nuovi strumenti che potrebbero rendere più facile l’operatività interna. I gruppi dirigenziali dovrebbero imparare a non prendere come “consolidate” le vecchie pratiche di vendita e di lavoro perché in questi scenari di incertezza e di cambiamenti rapidi la cosa peggiore è rimanere fermi“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

Gli strumenti AI possono essere estremamente utili in tutti i reparti aziendali, l’importante è essere consapevoli di ciò che possono fare e di ciò che deve per forza di cose passare attraverso l’esperienza della persona e delle sue capacità.  

L’AI, in ambito di produzione contenuti, può dare una grande mano soprattutto nello scenario comunicativo attuale, dove l’immagine la fa da padrone a discapito della parola e, a volte, anche quella qualità. 

Nell’analisi dei dati, però, l’AI può fare la fortuna di un’azienda che tutti i giorni deve districarsi in mercati sempre più incerti e altalenanti: avere certezza dei propri dati, dei punti forti e dei punti di miglioramento può aiutare l’impresa ad operare in modo più sicuro, senza farsi spaventare da oscillazioni momentanee“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

Customer service testuale e vocale“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

L’AI ha lo stesso ruolo che hanno avuto tutte le tecnologie che, in passato, hanno rivoluzionato il nostro modo di fare le cose, dalla catena di montaggio al computer, da Internet alle telecomunicazioni. Cioè quelle che riescono a “espandere le capacità umane”. Deve essere uno strumento che amplifica l’umano, come un trampolino amplifica la potenza del tuffo. Se non c’è la capacità umana a monte non ci sarà nessuna AI in grado di colmarne la mancanza. Rendersi conto di questa cosa farà la differenza tra chi saprà usare l’AI al meglio e chi invece ne sarà succube, se non addirittura sostituito“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

Decidere di cambiare completamente direzione dopo quella che avevo intrapreso a livello accademico. Dopo tanto tempo e soldi spesi in una direzione, avere la lucidità di capire che la cosa non avrebbe portato al risultato sperato… non era scontato“.

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