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Seed Connections: intervista a Pierluigi Tosto

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Per il primo appuntamento “interno” delle nostre interviste abbiamo dato voce al nostro Head of SEO, Pierluigi Tosto. 

Bentornati su “Seed Connections”, parliamo di Search e AI ma, soprattutto, della centralità del brand.

Immagine di Pierluigi Tosto
Pierluigi Tosto

Oltre quindici anni di esperienza nel settore del web marketing. Pioniere nell'uso di nuove tecnologie, ha portato al successo numerosi siti tra i più visitati in Italia e all'estero. Formatore tra i più apprezzati, con esperienze come relatore presso l'Università degli Studi di Genova, SUPSI, Netcomm e diversi master in SEO e digital marketing.

Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?

Una risposta meno scontata di quello che sembra: che le aziende dovrebbero curare di più il proprio nome. Il brand dovrebbe essere la prima preoccupazione delle imprese: il modo in cui il marchio viene percepito dal proprio target e in cui si posiziona, da tanti punti di vista, che sia online, nei motori generativi, dal punto di vista della percezione sociale etc…  

L’AI è entrata ormai da diversi anni nelle nostre vite e quello che gli LLM e Google stesso stanno facendo è mettere al primo posto, tra i criteri di affidabilità e di menzione come fonte, la forza della marca, l’autorevolezza, la fidelizzazione, la storicità e il fatto di essere “top of mind” in un ambito.  

La priorità più grande, quindi, è occuparsi del brand in ogni aspetto, il modo in cui si sviluppa, curare la comunicazione a tutto tondo: essere presenti, curare le recensioni, non disdegnare persino eventi e pubblicità offline, PR etc.“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

Non c’è una risposta sintetica e univoca a questa domanda, proprio perché puoi applicare l’AI a tutti i canali di marketing e comunicazione, online e offline, dalla generazione di contenuto alla gestione delle campagne ads, alla ricerca organica ai copy per la cartellonistica OOH.  

Il vantaggio maggiore è, ça va sans dire, il risparmio di tempo sulle attività di routine, ad esempio la gestione dei progetti si può automatizzare, le funzioni e i task ricorrenti. Nella SEO, ad esempio, ci sono tante attività manuali che possono diventare automatiche, come la ricerca keyword e relative clusterizzazioni, o la localizzazione di contenuto, aggiornamento di vecchi contenuti, persino la generazione di immagini ambientate di prodotti… sebbene tutte queste azioni debbano poi essere ricontrollate accuratamente da un umano. 

Human in the loop deve essere il mantra“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

La componente di Project Management e di reporting via email fa parte del mio lavoro quotidiano e mi porta via molto tempo: il mio assistente AI personale dovrebbe essere un PM digitale, che organizza il mio lavoro ma anche la mia vita... prendendo appunti anche sui task familiari, per la gioia di mia moglie!“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

Non è semplice rispondere a questa domanda: capisco che l’AI per i Senior sia una svolta ma per chi è più giovane rappresenta spesso una scorciatoia, se non persino una minaccia.  

Parlo da Millennial: i task che noi automatizziamo li abbiamo eseguiti a mano per decenni, quindi ne capiamo le logiche, è qualcosa che sappiamo fare, solo lo velocizziamo grazie all’AI. Al contrario, chi inizia con l’AI nativamente rischia di non comprendere la visione generale di un’attività, quindi il mio consiglio è: meglio fare prima da sé e poi inserire l’AI per ridurre le perdite di tempo. Prima fare le cose con la propria testa e poi provare ad automatizzarle, non si può pensare di automatizzare qualcosa che non si padroneggia 

Per quanto riguarda la skill umana, nel digital marketing si ha a che fare con le persone, anche se sembra un mestiere “tecnico”; quindi, bisogna diventare bravi a capire chi si ha davanti e quali sono i suoi bisogni. L’empatia e la capacità di ascolto sono, per ora, ancora qualcosa di solo umano. Questo permette di instaurare un rapporto di fiducia con l’altro, che dura nel tempo“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

La scelta più coraggiosa è avvenuta qualche anno fa, quando ho lasciato temporaneamente la mia famiglia per poter lavorare in una grande agenzia con grandi clienti, passando – diciamo – dalla serie C alla serie A della SEO.

È lì che ho scoperto il mio potenziale, che sottovalutavo e non pensavo nemmeno di avere, ed è ciò che mi ha portato oggi a fare ciò che faccio in Seed“.

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