Seed Connections: intervista a Serena Gambaro
Seed Connections si accende questa settimana con la voce di una cliente che ormai è un’amica, oltre ad essere una professionista di lunga data nel mondo content e SEO.
Con Serena Gambaro parliamo dell’importanza del senso critico, per utilizzare l’AI in modo consapevole e costruire strategie digitali davvero efficaci.
Serena Gambaro
Serena Gambaro è appassionata di cultura pop, attualità e linguaggi digitali. Ha un radar sempre acceso su ciò che accade nel mondo, qualità che le permette di intercettare trend utili per i brand, cogliere le occasioni giuste in tempo reale… ma anche di capire quando è il momento di fermarsi, soprattutto di fronte a eventi globali delicati. La sua consapevolezza culturale le consente di evitare scivoloni comunicativi e riconoscere contenuti potenzialmente offensivi prima che danneggino la reputazione di un brand.
Accanto a questo approccio istintivo e reattivo, Serena abbina una visione strategica: ogni contenuto, per lei, è parte di un disegno più ampio, pensato per sostenere gli obiettivi di marketing e di business.
Il 2026 è l’anno del…?
“Siamo nell’anno della schizofrenia comunicativa. Facciamo sempre più fatica a distinguere il vero dal falso e questo crea opinioni contrastanti che si riflettono nelle relazioni, sia personali che lavorative. Il risultato? Conflitti, polarizzazioni, bisogno di certezze… ma spesso senza riuscire a capire davvero cosa sia reale“.
Come ti immagini l’evoluzione del tuo settore di qui a 3 anni?
“Dal punto di vista delle competenze lavorative, temo un’evoluzione in parte negativa. Non tanto per colpa dell’AI in sé, quanto per la nostra naturale tendenza, come esseri umani, ad accomodarci quando uno strumento ci semplifica la vita. Tutto ciò che richiede esercizio mentale, allenamento continuo e capacità critica rischia di essere messo in secondo piano. Questo può portare a un indebolimento di alcune competenze, soprattutto nei settori, come il digital marketing e la SEO, dove l’AI sta già accelerando e automatizzando processi che fino a poco tempo fa richiedevano tempo, studio e sperimentazione manuale e creatività.
Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale è passata dall’essere una risorsa sperimentale usata da pochi a diventare una componente quotidiana del lavoro. Oggi ottimizza attività complesse, permette di velocizzare processi sia interni che esterni e riduce costi operativi che prima erano inevitabili, sia in termini di tempo che di risorse economiche. Questo cambiamento porta inevitabilmente alla trasformazione, e in alcuni casi alla scomparsa, di alcune funzioni professionali tradizionali.
Nel nostro settore e in questo contesto, Haier ha un vantaggio competitivo molto forte: siamo stati pionieri nella costruzione di un ecosistema connesso e digitale, che oggi rappresenta uno dei punti chiave della nostra strategia.
L’intelligenza artificiale non è solo un supporto per il marketing o l’efficienza interna, ma è integrata direttamente nei prodotti che arrivano alle persone. Le nostre macchine sono già dotate di sistemi intelligenti in grado di assistere l’utente nelle attività quotidiane: dall’indicazione del ciclo di lavaggio più adatto a uno specifico capo, fino alla gestione ottimizzata dei consumi o alla diagnostica predittiva. Questo approccio non solo migliora l’esperienza d’uso, ma crea valore a lungo termine e rafforza la relazione tra utente e brand.
Quindi, mentre in molti settori l’AI rappresenta una sfida e impone una riflessione profonda sulle competenze del futuro, nel nostro caso è un’opportunità strategica che stiamo capitalizzando già da tempo, grazie a una visione che ha anticipato il cambiamento“.
AI: solo una buzzword o la stai applicando davvero nella tua azienda?
“In Haier abbiamo iniziato a usare l’intelligenza artificiale per automatizzare alcuni processi, come il rendering delle immagini prodotto, e anche per migliorare la produttività interna e il cosiddetto “life organizing”. Per quanto riguarda, nel mio caso specifico, la creazione di contenuti di tipo testuali, amiamo ancora preservare il lato “human” essenziale per veicolare al meglio la nostra identità e il tono di voce.
Personalmente, cerco di limitarne l’uso a facilitatore di task ripetitivi quotidiani, ma per tutto ciò in cui devo usare del ragionamento e anche sbagliare, preferisco usare i cari vecchi metodi“.
Cosa consiglieresti ai giovani professionisti che stanno iniziando la propria carriera, qual è la competenza o l’approccio più utile oggi?
“Consiglierei di sviluppare un approccio critico. La mia generazione si è trovata nel mezzo del cambiamento e l’ha un po’ subito.
Chi entra ora nel mondo del lavoro ora deve essere produttivo, curioso, sperimentare, informarsi e allenare la mente a intercettare i cambiamenti per anticipare le competenze che serviranno domani“.
Qual è il maggiore successo che ritieni di avere conseguito nella tua vita?
“A livello professionale, essere finita su Forbes è stato un risultato inaspettato e spontaneo. Nella mia precedente esperienza in un’agenzia di gaming, abbiamo ideato un progetto di e-sport per sensibilizzare sull’impatto energetico del gioco online: in base ai dispositivi usati e alle ore di gioco, calcolavamo le emissioni e poi piantavamo alberi con Treedom per compensarle. Ogni gamer poteva seguire la crescita del proprio albero. È stato un bel modo per unire tecnologia, consapevolezza e sostenibilità.
Sul piano personale, considero un successo il fatto di essere rimasta integra. In un contesto spesso cinico, sono riuscita a restare fedele alle mie origini e a me stessa. E magari, un giorno, tornerò proprio lì per creare qualcosa di mio”.



