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Seed Connections: intervista a Sergio Schiavone

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Il “microfono” virtuale delle Seed Connections passa oggi ad un professionista che ha fatto il salto da mondo IT in senso stretto a mondo digitale strategico.

Con Sergio Schiavone parliamo di AI e tecnologia, sì, ma parliamo anche di persone, contesto e cultura.

Immagine di Sergio Schiavone
Sergio Schiavone

Sergio Schiavone è un professionista con una lunga esperienza nel digital: nato nel mondo IT, si è poi dedicato alla strategia digitale a tutto tondo. Progetta e guida piani di trasformazione digitale, mettendo al centro l’esperienza delle persone, consumatori e colleghi, da cui trae continua ispirazione. È fortemente orientato allo sviluppo delle competenze trasversali, delle relazioni e dei team, ai quali dedica tempo ed energie per favorire crescita e collaborazione. Appassionato di dati e insight, ama raccogliere e aggregare informazioni per comunicarle con chiarezza, mostrando il valore generato dai progetti e supportando decisioni strategiche orientate al business.

Oggi, nel 2026, quale pensi sia la priorità più grande per le imprese?

La sfida dei prossimi mesi sarà investire per una reale adozione dell’AI. Se ne parla tanto ma identificare use case concreti sarà una necessità: bisogna scaricare a terra il valore e capire come integrare le nuove tecnologie nei sistemi e nei processi aziendali. Ovviamente, il tutto con un occhio di riguardo alla sicurezza e alla compliance: in primis, la base dati deve essere corretta, altrimenti semplicemente non funziona.

Ad esempio, se i miei dati di vendita sono ancora in un file excel locale, dunque non si aggiornano e non ci sono workflow e automatizzazioni… l’integrazione di nuovi strumenti intelligenti è impossibile. I dati devono essere digitali, stoccati nel modo corretto e coerenti: in questo senso, la data governance è alla base dell’AI“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

A mio avviso, sarebbe molto utile avere strumenti di video formazione multilingue: in ogni azienda c’è la necessità di spiegare procedure e metodologie, di solito attraverso meeting di onboarding e adoption. Se si pensa ad organizzazioni internazionali con moltissimi dipendenti, questa attività di formazione interna diventa davvero complessa e time-consumino: ecco perché tool come Synthesia, capaci di generare video in modo semplice e tradurli in tante lingue, diventano strumenti di grande efficienza, soprattutto di tempo.

Ma c’è anche una potenziale alta efficienza di costo, basti pensare alla generazione di immagini ambientate di altissima qualità, che sostituiscono gli shooting per il mondo della moda, essenziali nel fast fashion, ad esempio“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

Vorrei uno strumento intelligente capace di eliminare il ‘rumore’, cioè fare in modo che le giornate siano sempre più focalizzate e collaborative, aiutando a organizzare il flusso di comunicazioni e mettendo in relazione le persone giuste a seconda degli obiettivi della giornata.

Se ho 3 obiettivi di business per oggi, con chi devo parlare per andare più veloce? C’è qualcuno che ci sta già lavorando e mi può consigliare, sia all’interno di un’organizzazione aziendale sia analizzando piattaforme esterne come LinkedIn? Darebbe spunti di collaborazione concreti e potenzierebbe il networking umano“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

GenX e Millennial vedono l’AI come qualcosa che è arrivata “a un certo punto”; al contrario, i giovani, dalla GenZ in giù, sono praticamente AI-native. Questo è bene, da un lato, ma dall’altro li espone a maggiori rischi: non devono affidarsi del tutto alla tecnologia, è importante che comprendano che esiste un mondo prima dell’AI, servono cultura, conoscenza.  

Più si mantengono cultura e conoscenza umane, più si è in grado di lavorare bene anche con gli strumenti tecnologici, in modo consapevole. La skill umana intramontabile, quindi, è proprio la padronanza della decisione e del contesto“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

La scelta più coraggiosa è stata decidere, ormai 25 anni fa, in piena bolla internet, quando facevo siti web guadagnando cifre notevoli, di tornare a studiare. Sentivo che mi mancava una base, quindi mi sono iscritto all’università a 20 anni, anche se avrei potuto lavorare senza problemi senza quel titolo di studio.

La scelta è stata comprendere che non si deve mai smettere di formarsi, abbracciare questo concetto. Tanto che, anche oggi, continuo a studiare con curiosità“.

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