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Seed Connections: intervista ad Alessandro Fogazzi

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Torna il format Seed “Connections” con un professionista che è stato nostro speaker ad uno degli ultimi appuntamenti in presenza a Milano.

Con Alessandro Fogazzi abbiamo parlato di AI e di quali sono le sfide del futuro per le imprese, mettendo al centro il brand.

Immagine di Alessandro Fogazzi
Alessandro Fogazzi

Alessandro è un grande appassionato di consulenza B2B: crede nel supporto alle aziende per migliorare, crescere e fornire aiuto concreto nel raggiungimento dei loro obiettivi, che si traduce nella collaborazione attraverso servizi, persone e soluzioni. Il suo approccio consulenziale? Fatto di analisi di mercato e di esplorazione delle caratteristiche del partner, per mettere in risalto le opportunità di crescita in un contesto win-win di medio-lungo periodo. E, ovviamente, collaborare con le persone, confrontarsi e fare business.

Andiamo già con la mente al 2026: quale pensi sarà la priorità più grande per le imprese?

Tra le sfide per le imprese si configura sicuramente il dover connettere le esigenze aziendali con i linguaggi realmente utilizzati dai consumatori, per creare una brand experience che faccia parlare il business e le brand guideline con la necessità di ascoltare i consumatori, in una logica a due vie“.

AI e marketing: contenuti, dati o automazione, qual è l’uso a tuo avviso più utile e come la stai usando concretamente in azienda?

L’utilizzo più concreto che si può fare dell’AI è sfruttarla non in modo generalista ma verticale su ciascuna Industry. Gli strumenti in essere oggi sul mercato sono generici, non hanno modelli allenati su specifici settori. Ad esempio, se uso ChatGPT per una ricerca nell’ambito del lusso non avrò ricerche solo tra dati che riguardano il mondo del lusso, quindi non riceverò risposte specifiche, tarate sul giusto linguaggio e contesto“.

Se potessi avere un assistente AI personale che fa una sola cosa per te ogni giorno, cosa gli faresti fare?

Vorrei un assistente AI che mi formasse in modo continuativo: l’AI non ci sostituisce, ci abilita, ci potenzia, ci migliora; quindi, usarla per la formazione continua mi sembra parte del suo quid. E varrebbe sia sull’imparare qualcosa di nuovo su ambiti che non conosciamo sia per tenerci al passo o approfondire temi che conosciamo. Un “chiedo dunque sono”, pongo domande al tool per accrescere me stesso“.

Ai giovani che iniziano ora: che ruolo deve avere l’AI nel loro “toolbox” di competenze? E quale skill “umana” resterà comunque insostituibile?

L’assunto di base è che l’AI è uno strumento e, in quanto tale, deve essere padroneggiato, come tanti altri: quindi sì, è qualcosa che rientra nelle competenze base oggi. Come skill umana, invece, direi la resilienza rispetto alle tecnologie: l’esperienza e la sensibilità umane devono essere messe a frutto per ottenere vantaggi tecnologia senza snaturarsi. Rimanendo umani“.

Guardando al tuo percorso, qual è stata la scelta più coraggiosa che ti ha portato dove sei oggi?

Ho fatto un grossissimo cambio di carriera, pensate che ho iniziato nel settore Human Resources/ Head Hunting, passando all’ambito della consulenza ingegneristica di stampo meccanico; poi ho realizzato che il futuro stava da un’altra parte. Così ho fatto una virata, una scommessa, passando al digitale puro. Direi che la scommessa ha ripagato!“.

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