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Link Building: strategie offsite nell’era di OpenAI

Link Building: strategie offsite nell’era di OpenAI

Cosa troverai in questo articolo.

Gli strumenti basati sul machine learning, come il tanto discusso ChatGPT, rappresentano un paniere di infinite possibilità, nonostante al momento siano anche ampiamente migliorabili in termini di qualità dei contenuti che necessitano e necessiteranno sempre di un ulteriore vaglio umano per superare i controlli dell’algoritmo. Di contro, con il crescere del loro impiego è possibile attendersi anche un miglioramento generalizzato della qualità dei contenuti pubblicati online, che tuttavia non renderà inutile la link building intesa nel suo senso più radicale, ovvero come creazione spontanea, genuina, naturale di connessioni di valore.

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Nell’acceso dibattito sui software che fanno uso del machine learning per la creazione automatizzata di contenuti si lascia spesso poco spazio a quelle che sono le opportunità e le migliorie prospettate dall’utilizzo di questi strumenti. In questo articolo affrontiamo il tema della SEO offsite, di come può far uso di tool come ChatGPT in maniera “sana” e in linea con le linee guida di Google e di cosa ci aspettiamo dalla link building del prossimo futuro.

Che cosa ne pensa Google dei contenuti artificiali?

Abbiamo già affrontato in un nostro precedente articolo il tema della creazione di contenuti con strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT o altri software analoghi per formati diversi da quello testuale. In quell’occasione, avevamo trattato alcune delle maggiori perplessità che riguardano tali strumenti , in particolare:

  • i rischi che pongono per il diritto d’autore e la proprietà intellettuale, considerando che quanto prodotto tramite certi tool altro non è, a volte, che un Frankenstein di elementi “rubati” dal web;
  • la qualità delle informazioni presenti, ad esempio, nei testi generati con ChatGPT, un punto particolarmente problematico quando si tratta di argomenti afferenti alla cosiddetta sfera YMYL.

Questi punti sono entrambi di grande interesse lato SEO qualora i contenuti generati dall’intelligenza artificiale si rivelino qualitativamente scarsi per la presenza, appunto, di stralci copiati interamente da altri siti web o strutture ridondanti o una certa superficialità dovuta all’assenza di un filtro e una profondità di analisi umana.

Si tratta di casi in cui tradizionalmente, e in misura ancora maggiore dopo lo Spam Update, introdotto con gli anni della pandemia soprattutto per contrastare il dilagante fenomeno delle fake news, l’algoritmo di Google interviene con la mano pesante in termini di penalizzazioni. 

Si possono usare i contenuti generati con IA per la link building?

Se thin content e scraped content sono i campanelli che fanno scattare l’allarme dell’algoritmo di Google e quindi non si può pensare, soprattutto per l’ambito YMYL, di far esclusivo ricorso a strumenti come ChatGPT per la creazione di contenuti, è anche vero che questo tool – e gli altri tool simili che verranno – possono invece contribuire a migliorare sensibilmente la qualità di quanto viene pubblicato online e velocizzare il lavoro di chi è già un professionista nella creazione di contenuti. A patto che questi siano utilizzati, appunto, come supporto alla propria attività e non in sua sostituzione.

L’IA può essere di aiuto, ad esempio, nell’ideare una struttura chiara, logica e fluida per i propri contenuti, fornendo uno scheletro organizzativo utile al copywriter per ricordare i temi che è importante affrontare od organizzarli in una scaletta. Può anche fornire idee, laddove queste manchino. E può anche creare un canovaccio, che poi dovrà però necessariamente passare al setaccio dell’esperto in carne e ossa, il quale eliminerà le ridondanze, correggerà errori concettuali o contenutistici e naturalmente, ragionando in ottica SEO, impaginerà il testo nella forma più adeguata e lo correderà delle parole chiave necessarie a renderlo efficace per il ranking.

Quando queste condizioni vengano rispettate, allora l’IA va a beneficio e non a detrimento dell’utente finale, che potrà fruire di contenuti qualitativamente migliori.

Su cosa si fonderà quindi la Link Building del futuro?

Ciò detto, è chiaro che il processo di democratizzazione dei processi di creazione dei contenuti tenderà ad allineare un po’ a una media qualitativa comune chi quei contenuti li utilizza per la link building, strategia che acquisterà sempre più valore man mano che assisteremo al cambio della modalità di ricerca. Supponendo che dunque l’utilizzo di certi strumenti di IA vada crescendo nel futuro, come sarà possibile distinguersi dalla propria concorrenza a parità di contenuti?

Se ci focalizziamo sull’idea di link building come l’insieme di strategie offsite da mettere in atto per aumentare il numero di link verso il proprio sito, la risposta è chiara: essa sarà sempre importante anche perché il fattore differenziale che ha trasformato Google da un motore di ricerca qualunque a quello che è oggi, permettendogli di distinguersi rispetto agli altri motori di ricerca, è stato proprio il PageRank, quindi i link ricevuti dal sito con la migliore posizione.

Va da sé quanto a più riprese stabilito dalle linee guida Google: link building non significa compravendita di link, ma costruzione di una rete di menzioni che scaturisce naturalmente dalla propria capacità di trasmettere un’immagine di affidabilità mediante tutti gli aspetti della propria presenza online e offline.

Coming soon:

Il blog di Seed torna la prossima settimana con un articolo dedicato al bias del presente. Vi aspettiamo!

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